"If you keep doing what you have always done you are going to keep getting what you have always got" - W.L.Bateman

lunedì 30 aprile 2012

Loneliness®

Mentre gran parte della gente ritiene che la solitudine sia un male, origine della depressione, del malumore, la peste del secolo, io ve la presento una nuova versione come un farmaco di nuova generazione, uno stimolante del pensiero, un calmante dell'anima, uno sfogo alle parole inutili. E non sono solo io a dirlo, il psicanalista svizzero Carl Gustav Jung ha detto che "la solitudine è una fonte di guarigione che rende la vita degna di essere vissuta", e ha aggiunto "il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole". E non è che è vero! Un farmaco che agisce contro la futilità delle parole, quando ti trovi con il cervello caricato di pensieri in disordine che supplicano per una pausa - mentale. Non basta il silenzio, bisogna stare soli, senza nessun vicino, per riuscire a riposare completamente; ed è proprio in questo modo che le parole trovano un nord, si infilano sulla strada del pensiero logico e connesso di maniera ordinata.  Opinioni di esperti basate su osservazioni affermano che le persone sono più creative quando godono della loro privacy e sono liberate dalle interruzioni inutili. In effetto, in molti ambiti di lavoro per esempio, le persone che danno il meglio di sé creativamente sono introverse, vedono se stesse profondamente indipendenti e con un profondo senso di autonomia, ed è dimostrato nell'affascinante dinamica che sta dietro alla scoperta e la creazione di un’opera artistica. Già lo sapeva anche Picasso quando affermava "senza una grande solitudine nessun lavoro serio è stato mai possibile". È molto probabile che il lavorarsi individualmente crea un'identità, con caratterische personali distinte, senza subire influenze esterne, e dimostrando una profonda autoconoscenza.
Tuttavia, come un coltello di doppio taglio, la solitudine può avere un'altra versione. Dal punto di vista lavorativo va contro la teoria del brainstorming (tempesta de idee), una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Appunto, quando l'argomento è creatività individuale ed efficienza, il lavoro solitario può essere incoraggiato; e dall'altra parte, si lavora in gruppo per arrichire la propria ricerca della soluzione corretta, senza rischiarsi alle volte di bruciarsi il cervello (burnout). Proprio così.
Confuso? Se lo è nel senso lavorativo, cosa si può dire della solitudine nella vita personale? Avrebbe lei un effetto depressivo o anti depressivo? sarebbe un rifugio della malinconia o una conseguenza? Tante altre domande si possono fare, e tante risposte contraditorie sorgeranno, e alla fine ognuno cercherà dentro di sé la miglior definizione. Leonardo da Vinci l'ha trovata: se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.

mercoledì 25 aprile 2012

Ação e Reação gera GRATIDÃO (article in portughese)


No dia em que a Itália celebra o aniversário da Rivolta Armata Partigiana e Popolare contra as tropas de ocupação nazista alemã e contra os seguidores fascistas da Republica Social Italiana, em 1945, eu falo de GRATIDÃO, palavra que em teoria significa reconhecimento por um benefício recebido, e que em prática nem todas as pessoas sabem usá-la. Seria mais que suficiente dizer simplesmente OBRIGADO se não existisse nenhum envolvimento sentimental entre o doador e o receptor, o que me parece impossível. Dar sem esperar receber é algo que denota ao sentido material, a boa ação não tem um preço estabelecido, se faz assim espontaneamente, de boa vontade. Ao invés, se espera receber algo subjetivo, uma reação que possa corresponder à ação, como já bem dizia Newton na sua Terceira Lei Ação e Reação: "Actioni contrariam semper et aequalem esse reactionem: sine corporum duorum actiones in se mutuo semper esse aequales et in partes contrarias dirigi" (À toda ação há sempre uma reação oposta e de igual intensidade: ou as ações mútuas de dois corpos um sobre o outro são sempre iguais e dirigidas em direções opostas).
No dia em que a Itália mostra gratidão aos soldados italianos que venceram a revolta, eu aproveito para mostrar gratidão a um grupo de pessoas que faz parte da minha vida profissional e pessoal. Certamente não serei a única, tantos outros já foram ou se sentirão gratos a eles, afinal este grupo é mais do que especial.
Ao Serviço de Dermatologia da UFCSPA, obrigada.

Boletim da Sociedade Brasileira de Dermatologia (SBD) sessão RS publicado em Abril 2012.
(clique na imagem para visualizar) 


To Rome Without Woody Allen



Nemmeno l'ottimista convinto è immune a una delusione. Anzi, gli ottimisti pur essendo pieni di aspettative, concentrandosi nel guardare la vita positivamente, sono le vittime preferite. Mal sanno ciò che li aspetta. Sebbene che tra pessimista e ottimista almeno l'ultimo può godersi dei momenti precedenti,  maledetta e inevitabile delusione. Mi rivolgo allora al film di stasera -  To Rome With Love, by Woody Allen - occasione perfetta a chi vuole deludersi. Sette euro e cinquanta centesimi, anche se in tempi di crisi, sono stati lo spreco minore, potrei lavorare qualche tempo in più per pagarlo e sarebbe il sufficiente per restituirmi la dignità. Purtroppo oltre ai soldi mi ha rubato tempo, pazienza, e buon umore, e mi ha regalato disgusto, inquietudine e colpa. Sì sono stata colpevole perchè l'ho scelto io tra tanti altri film interessanti da vedere in una sera pre giorno festivo. Mi spiace a me stessa (in ridondanza intenzionale). Ne basterebbero pochi minuti per capire che non era un bel film, ma nella speranza di trovare un senso a quella commedia sciocca, sono rimasta fino all'ultimo minuto. Come mai un regista così celebre può presentare al pubblico una sua opera così vuota, nonsense, smembrata e articolata su un testo mediocre? Non vorrei neanche approfondirmi sull'impressione che mi ha lasciato di parodia della vita italiana, altrimenti sarei costretta a pronunziare delle oportune parolacce. Meno male se fosse uno di quei film caricati d'ironia che ci fanno ripensare a condizioni critiche del nostro cotidiano, portando delle gocce di umorismo e satira. Se ci fosse stato così avrei ringraziato il regista per avermi proporzionato qualche riflessione in più, anzichè sentirmi in colpa. Ben diceva Alexander Pope: "Beato colui che non si aspetta nulla perché non sarà mai deluso". E come riuscire a vivere senza aspettative?
Certamente gli avvenimenti della vita ci fanno capire che la delusione è un pezzo indispensabile al processo di crescita personale. Senza deludersi sarebbe quasi impossibile comprendere ciò che in realtà desideriamo. Se tutto andasse perfettamente bene, faremmo fatica a trovare il miglior posto di lavoro, il miglior amico, il miglior amante, la miglior scelta di vita. Probabilmente la somma di delusioni ci farebbe diventare meno ottimisti, dall'altro saremmo capaci di dare realismo al cotidiano, con un certo grado di diffidenza. Fatto è che i pessimisti sono quelle persone più diffidenti che esistono, un vero meccanismo di difesa.
Per fortuna che ci sono nella vita momenti che ci sorprendono al posto di deluderci. "Nessuno è perfetto", uno spettacolo del gruppo teatrale One Stage della Janssen, è stato in visione recentemente, e diversamente dal film sopracitato ha colpito il pubblico positivamente, specialmente perchè tutti ormai sapevano che gli attori erano dilettanti, con professioni molto lontane dalla recitazione. Bella visione di sabato sera. Ed ecco perchè non sono diventata ancora una pessimista, chissà neanche ci proverò (e sarei davvero contenta). Forse perchè il titolo soggeriva una certa imperfezione, o perchè ero a conoscenza che gli attori non erano professionisti, ciò che conta è che mi hanno sorpreso meravigliosamente. Ho sbagliato io di essere poco ottimista davanti a ciò che mi aspettava. Caro Woody Allen, va bene che nessuno è perfetto ma il pubblico ha un limite esauribile di palle di ottimismo.

domenica 15 aprile 2012

Un bruciore incosciente



È incredibile come lo stereotipo del medico serve spesso come esempio ideale a una serie di neologismi in inglese, in particolare la serie alcoholic (workaholic, chocaholic, coffeeholic, cocaholic, ecc), e ad alcune sindromi della società moderna come quella da workaholism (lavoro-dipendenza). Le nuove dipendenze rappresentano l'esaltazione di un'attività quotidiana diffusa; essa, più precisamente, si configura come dipendenza "senza uso di droghe", di modo lecito, condivisa e ormai estremamente apprezzata a livello sociale. Quando una dipendenza dal lavoro si cronicizza è, inoltre, possibile osservare anche degli esiti patologici che compaiono in fase avanzata, ed è in questo momento che si manifesta la burnout syndrome, sindrome dell'Esaurimento Emotivo.
Un questionario standardizzato nominato Maslach Burnout Inventory (MBI) è usato nella valutazione di un sospetto comportamento burnout, che è allora descrito come "...an erosion of the soul caused by a deterioration of one's values, dignity, spirit and will."  Ho preferito mantenere la frase in inglese perchè mi sembra di essere più espressiva. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata. La sindrome ha un'influenza negativa sull'empatia medico paziente, ed è probabilmente causa di ulteriori dipendenze, come abuso di alcool e uso di sostanze stupefacenti, che nel futuro possono portare a situazioni estreme. Secondo studi pubblicati, la media di suicidio tra i medici è tra 28 e 40 per 100.000 mentre quella della popolazione generale è 12 per 100.000, una probabilità più che doppia, e anche più alta rispetto ad altre professioni. 
L'incidenza reale di sindrome da burnout nell'ambito medico è ancora sconosciuta, e si presume che abbia inizio ancora durante la formazione universitaria. Secondo un recente studio olandese in Psychological Reports, non meno del 40% dei medici di base andrebbe incontro ad elevati livelli di burnout. Un declino successivo della qualità di vita accompagnato da un deterioramento del benessere fisico possono essere i primi segni, che a una fase avanzata si trasformano in apatia fino ad una vera e propria "morte professionale".
I disagi trasportati sul piano personale si riflettono nelle elevate percentuali di medici divorziati, e coloro che presentano disordini dell'umore (specialmente depressione). La frequenza di divorzio tra i medici è del 10-20% più alta rispetto a quella della popolazione generale. Inoltre le coppie che includono un medico e che rimangono sposate riferiscono matrimoni infelici.
Non è che a questo punto essere un medico single sarebbe una scelta migliore? Nel nostro trainning professionale siamo costretti a sviluppare una certa indifferenza sentimentale, ci trasformiamo in essere umani insensibili e raggioniamo su un mondo totalmente diverso dagli altri professionisti. Finché non capita di avere un colloquio con uno "normale" non-medico, continuiamo nell'innocenza di pensare che la nostra vita personale sia indipendente della professionale. E quando ci renderemo conto sarà ormai tardi. Non vogliamo mica sposarci con la medicina, per poi avere in regalo una sindrome da burnout. Non vogliamo essere insensibili e stereotipati, c'è tutta una vita al di là della medicina, questa sì ci fa diventare delle persone interessanti, impossibili da stereotipare, o in linea di massima, da nominare enjoyaholic, tripaholic, adventureaholic, hobbyaholic...

mercoledì 11 aprile 2012

Antonio ci racconta una storia italiana di un medico brasiliano


 
"Averti incontrata mi ha fatto ricordare di alcuni brasiliani che ho conosciuto alcuni anni fa ad un congresso. Credo sia successo nel 2009 o nel 2010, il congresso era l’ADMG che si svolgeva allora in provincia di Bari, in Puglia, nel sud d’Italia. Io ovviamente ero lì per lavoro, allora facevo ancora il Medical Science Liaison ed ero al congresso con alcuni colleghi e dei dermatologi nostri ospiti. Durante la cena organizzata della faculty del congresso per la prima serata, mi ritrovati seduto ad un tavolo con i miei colleghi e diversi dermatologi che conoscevo.
Ad un certo punto si materializzò una visione! Una bellissima donna, come solo voi brasiliane potete essere, si avvicinò al nostro tavolo, elegantissima nel suo abito bianco che esaltava il suo incarnato ed il suo sorriso. Al tavolo eravamo tutti ammutoliti, noi uomini – ovviamente – perché abbagliati da tanta bellezza, ma anche le donne avevano perso la parola, ammirate e decisamente un po’ invidiose. Al tavolo c’erano tre posti non occupati, lei ci chiese se fossero liberi e noi uomini rispondemmo all’unisono di sì, sperando che lei e magari altre due sue amiche belle quanto lei si sedessero!  Rimanemmo molto delusi quando alle sue spalle si materializzarono due uomini… Le nostre commensali donne invece si rilassarono immediatamente, che strane le dinamiche intersessuali da tavola… I nostri tre nuovi amici erano tutti e tre brasiliani, di San Paolo, i due uomini erano medici, specialisti in chirurgia plastica, lei era la compagna, assistente, sostegno assoluto di uno dei due.
Adesso tu non ci crederai ma dei tre tuoi connazionali quello che maggiormente mi ricordo non è la bellissima ragazza, della quale non ricordo nemmeno il nome. Di lui, invece, mi ricordo bene, un chirurgo plastico specializzato nel trattamento di pazienti ad alto rischio perché infettivi. Al congresso portava un caso di intervento di ricostruzione del gluteo in un soggetto affetto da HIV. C’era un particolare in lui che mi aveva colpito. Forse a causa di un incidente era gravemente menomato. Aveva difficoltà enormi a parlare, l’intero arto superiore destro, braccio, avambraccio e mano, era totalmente inerte ed anche la gamba destra lo era quasi del tutto. Sentendolo parlare, o meglio, ascoltando la traduzione dal suo brasiliano da parte della splendida ragazza, ognuno di noi al tavolo si faceva silenziosamente la stessa domanda. Come poteva un uomo in quelle condizioni essere un chirurgo? Effettuare delicatissimi interventi chirurgici? Che scherzo era?  Inoltre lui, seppi in seguito, non era mancino ma destro, come poteva operare con un braccio in quelle condizioni?
La risposta alle nostre domande arrivò il giorno dopo, quando quell’uomo, quel medico fece la sua presentazione. Lui salì sul palco degli oratori con la sua andatura precaria accompagnato dalla sua compagna che non lo abbandonava neanche per un minuto. Lei tradusse la breve introduzione che lui fece, dopodiché partì un video nel quale si vedeva lui che veniva aiutato a lavarsi, ad indossare il camice da chirurgo, a lavarsi di nuovo…e poi cominciava ad operare, con la mano sinistra. Io non sono un chirurgo né un medico ma alcuni di questi che con me assistevano a quella presentazione mi dissero che l’intervento era fatto con una tecnica molto innovativa e che le sue capacità erano sorprendenti. Poi la sua ragazza mi raccontò che dopo “l’incidente” – non ho mai saputo che tipo di incidente fosse, lui aveva re-imparato ad operare in poche settimane con la mano sinistra, era sufficiente che lei stessa, che era infermiera, lo assistesse in maniera minima durante gli interventi. La ragazza mi spiegò anche che, oltre ad un fatto di principio ed una sfida con il suo destino e se stesso, re-imparare ad operare era per il compagno una questione di sopravvivenza, doveva infatti continuare a lavorare per poter ripagare tutti i debiti che aveva contratto iniziando la sua attività di chirurgo plastico, per continuare a vivere.
Sembra incredibile, ed infatti io stento ancora a crederci, ma a quanto pare il chirurgo ce l’aveva fatta ed era anche un medico molto apprezzato. Era riuscito a schiacciare una palla alzata davvero male… Purtroppo ho smarrito il suo biglietto da visita ma mi farebbe piacere sapere come procede la sua partita con la vita."

--- by Antonio Castiglia ---

lunedì 9 aprile 2012

La realtà è come è, e non come tu vuoi che sia



Giorno di Pasquetta per stare a casa, e usare solo i neuroni di sopravvivenza, senza dover pensare troppo. Perciò ho scelto un video dove parla Julio Velasco, allenatore di pallavolo e dirigente sportivo argentino, che ha avuto prestigio come commissario tecnico delle squadre femminile e maschile negli anni 90 in Italia. Attualmente è allenatore della nazionale iraniana maschile. La premessa del post precedente, il ruolo di un job hopper legato a un lavoro ben fatto, si assume in questo video. Facendo una metafora tra lo schiacciatore e l'alzatore durante una partita di pallavolo, Julio si rivolge al pensiero "la realtà è come è, e non come io voglio che sia" e con pochi minuti riesce a farci capire che un buon attaccante è quello che schiaccia la palla alzata male, perchè oltre a farlo, riesce a schiacciare ancora meglio quella alzata bene. Io soltanto vorrei aggiungere che la metafora si applica giorno dopo giorno nella nostra vita, e mi sembra che quanto più facilità trovate da un lavoratore, meno si impegnerà per cercare una soluzione davanti a situazioni difficili. Un medico che abbia vissuto in un paese non sviluppato o in sviluppo è a conoscenza delle carenze legate alla sanità pubblica (eppure privata) e si vede costretto a creare alternative per poter oltrepassare gli ostacoli. A volte bisognerebbe che gli italiani che si lamentano dell'attuale situazione di sanità in Italia si rivolgessero a un paese come Brasile, solo così si renderebbero conto che in Italia ancora si sta bene. Buona Pasquetta a tutti.

(guarda adesso il video di Julio Velasco)

 

Ser um job hopper vale a pena (article in portughese)


Job hopper no Brasil não tem um sinônimo exato, e significaria um trabalhador "peteca", quando se pula de um emprego a outro, como um saltimbanco, um acrobata, um "saltabecca" em italiano. Se engana quem pensa que se trata de um termo pejorativo, algo que possa dar uma conotação negativa ao emprego, como algo instável. E a este ponto é melhor mudar de idéia. Os job hoppers assumem cargos intelectualizados, tem alta performance no trabalho, são fiéis, e mais maduros emocionalmente. Se você continua fazendo o mesmo trabalho durante anos, é difícil que novas mudanças aconteçam rapidamente. Seu cérebro geralmente se acomoda, e não se preocupa em criar estratégias, em planejar novas ações, e tende a permanecer inerte. Se ao invés você muda de emprego, procura outra empresa, buscando por uma nova experiência, você está sempre se desafiando e a chance de adquirir mais conhecimento aumenta. É verdade que este tipo de atitude se refere principalmente a um cargo administrativo, que exige um knowhow amplo, e também se aplica à inteligência emocional. Quanto mais a pessoa experienciar hierarquias diferentes, e quanto mais ela se distanciar dos vícios de um escritório, melhor irá entender sobre o comportamento das pessoas. No Brasil, os contratos de trabalho em geral proporcionam direitos, mas não garantem estabilidade. Desta forma, pensar em fazer sempre a mesma coisa não vai garantir que você se mantenha empregado. O importante é acreditar no que se faz, fazendo bem feito. Isto sim pode garantir estabilidade.
No post anterior, se falou de social network, e da sua importância nas nossas vidas, seja a nível pessoal que profissional. Criar uma rede de contatos, nos dias atuais, é pensar com agilidade buscando ampliar as opções de trabalho através do conhecimento de pessoas-chave. Quanto mais empregos você tiver passado na sua vida, maior será a sua network, e mais fácil será encontrar uma outra oportunidade. Pessoas que trabalham em diferentes companhias têm uma rede de conhecidos mais ampla com relação a pessoas que estiveram sempre no mesmo emprego. Um  job hopper estará sempre procurando se esforçar ao máximo porque ele sabe que de um momento a outro poderá perder seu emprego; e caso isto aconteça, a sua dedicação anterior servirá para as oportunidades posteriores, se tornará cada vez mais fácil encontrar outro emprego. Se você colocar VALOR àquilo que faz, certamente será reconhecido, se não for pela empresa atual, será pela futura. E isto se refletirá na sua performance, terá destaque entre os outros como uma pessoa mais produtiva e mais determinada. Seguindo o mesmo raciocínio, dar valor a um emprego certamente colabora para um grupo de trabalho mais unido e forte. A cada dia você tentará conquistar seus colegas e seu chefe, porque isto servirá para deixar uma boa impressão a todos, ao contrário daquele que permanece anos na mesma ocupação, este sim deixará somente a primeira impressão. O velho ditado não falha, assim como o fato que ser humilde nos ajuda a aceitar as mudanças, conscientes de que fizemos sempre o melhor.
Interessante que na medicina esta reflexão assume uma direção oposta. A sociedade impõe o pensamento de que um médico é um profissional engessado, muito pouco flexível, e que deve ser modelo de conservadorismo. Deve então fazer o mesmo trabalho durante toda a vida, mantendo os mesmo padrões de atendimento, a mesma abordagem, a mesma rotina (me deu até sono só em pensar). É possível que o médico, assim como outros profissionais liberais, do momento em que adquirem autonomia, mais facilmente se encaminham à monotonia, já que não existirá competição com outro colega, e não há risco de perder o emprego. Uma volta sendo médico autônoma, as regras são criadas pelo próprio trabalhador.
Na Itália supreendentemente existe uma forma de contrato de trabalho chamada a tempo indeterminato que em português se entende com o mesmo significado. Isto é, uma pessoa é contratada por uma empresa, e além dos direitos que recebe como trabalhador, ela terá o privilégio de garantia do emprego. Nasce e morre aí, assim de modo fúnebre, porque é esta a impressão que dá. E mais surpreendentemente ainda é que é o trabalho mais procurado e almejado por todos. Assinar um contrato de trabalho a tempo indeterminado é motivo de festa e se torna uma honra. Não é de surpreender porém que este tipo de contrato nos últimos anos esteja em extinção. A crise econômica italiana obrigou o conservador mercado de trabalho a modificar-se, a se tornar flexível, dando entrada a contratos temporários, de termpo indeterminado. Certamente esta mudança está sendo mal aceita pelo povo italiano, e motivo de discussões intermináveis, "e agora? como se faz para pagar um mutuo (financiamento de um imóvel, carro, bens em geral)", "como faço a ter filhos sem saber que futuro posso dar a eles?", "terei que me contentar com um trabalho mensal ou anual?", e tantas outras perguntas que me deixaram um tanto perplexa. Afinal, qual é o modelo de contrato correto?
Podemos ser job hoppers, life style hoppers, hobby hoppers, o que realmente interessa é que a cada ação executada se possa dar o grau máximo de dedicação, assim deixaremos sempre uma boa impressão. Esperar por um contrato de trabalho vitalicio só vai nos engessar ainda mais, voltando ao conservadorismo e perdendo a flexibilidade profissional, a criatividade, e o conhecimento amplo. Acredito realmente que o mix italobrasileiro me deu a possibilidade de analisar a situação diferentemente da maior parte dos meus colegas italianos, e assim posso encarar a atual crise de modo otimista, usando a criatividade que nós médicos brasileiros desenvolvemos com o passar do anos, sempre prontos para novas experiências. Esperaremos pelas cenas dos próximos capítulos, quem sabe como um future hopper.

domenica 8 aprile 2012

Social network-dipendenza


Facebook, Twitter, Msn, Skype e Linked In sono alcune delle attuali reti sociali su internet, che ad ogni giorno si sente parlare di più, con massiva adesione in tutto il mondo. C'è chi dica che si tratta di un modo impersonale di comunicazione, potenzialmente nocivo alla sanità mentale e fisica. Uno che rimane davanti al computer ore al giorno da chattare, facendo amici virtuali, e che si dimentica di tutto il resto, lavoro, studio, vita sociale, può essere un grande candidato a una psicoterapia futura. I psichiatri ringrazieranno alle rete sociali dell'incremento che avranno nel loro stipendio trattando casi d'internet addiction. Se dobbiamo mettere la colpa alla moderna tecnologia e alla società di consumo, innanzitutto dovremmo raggionare su vantaggi e svantaggi per poi fare un bilancio finale. Vi siete già domandate quante persone avete conosciuto prima e dopo l'insorgenza dell'internet? Quante possibilità di lavoro avete trovato tramite queste reti? Che salto di crescita culturale avete avuto negli ultimi anni? E prima che qualcuno ci spacchi la testa, ci difendiamo dicendo che siamo parte di quelli che usano internet consapevolmente, e che non saremo noi a dare soldi ai psichiatri, almeno in questo aspetto.
Se torniamo indietro, quando l'internet non c'era o era ancora un embrione, senza renderci conto abbiamo creato una personal network di modo artigianale, pianino, conoscendo uno qui altro là, e così via. Ognuno con la sua tecnica particolare, offensiva o defensiva, in momenti successivi ha multiplicato la rete di conoscenti. Qualcosa è rimasta, e probabilmente ci sarà da raccontare. L'internet fa che accellerare questo processo, sistematicamente, proponendo agilità nello scambio di informazioni e trasformando la nostra social network artigianale in un modello dinamico e attuale. Credetemi pure, probabilmente avete creato una rete con rami diversi, risultato dei nostri cambiamenti di vita. Ci sarà almeno una importante da ricordarsi.
Mia rete italobrasiliana è iniziata nel 2004, anno che ho scoperto l'Italia. Ero in aereo, rumo a Roma, di fianco a me si sede una donna ultra moderna, simpatica e estroversa. Mi racconta della sua vita, una chef della culinaria italiana che lavora a Londra, e vuole sapere i motivi per cui sono in Europa facendo un viaggio da sola. Cercando le poche parole che avevo archivate al cervello nella cartella lingua italiana, ho provato a risponderle il basico. Avevo 25 anni, ed ero impulsionata da una voglia infinita di conoscere il mondo, in particolare l'Italia. Da quando piccola sentivo miei nonni e genitori parlando il dialeto veneto, e ormai parecche espressioni e paroli facevano parte del mio dizionario venetobrasiliano. Adesso però parlavo con una romana, e dovevo riportarmi all'italiano grammaticale, altrimenti sarebbe un "casino" italobrasiliano. Fatto è che sono stata accolta da lei e sua famiglia. Mi ha portato a casa sua a Genzano (provincia di Roma), forse perchè vedeva mia faccia di paura, di uno che non sapeva cosa aspettare di una Roma a pieno mese di luglio, affollata di turisti, senza aver nemmeno una camera prenotata in albergo. Ho mangiato il primo gnocco veramente italiano, la deliziosa combinazione prosciutto-melone, e una grappa dopo pranzo. Meravigliosa sensazione di stare a casa! Nel giorno dopo, ho proseguito mio viaggio verso Roma. Dopodichè il fascino era continuo, ogni giorno l'innamoramento si consolidava verso il fidanzamento.
Chissà come sarebbe stato se non l'avessi conosciuta? Si, la chef italiana, che mi ha dato accoglienza nel momento giusto, che mi ha fatto arrivare in Italia tranquilla e pronta per iniziare una grande scoperta. Forse non mi sarei innamorata, forse non trovando una sistemazione al primo giorno, sarei rimasta arrabbiata con il "casino" romano, a volte frainteso. La promoter è stata lei, e dopo si sono aggiunte altre persone-chiave. La rete non è ancora finita, il filo lo mantengo forte tra le dita, voglio un giorno chiudela come quando si fa un cerchio. In questo giorno ritroverò mia amica chef italiana, e le ringrazierò per essere stata la promoter.
Eccomi qui.

domenica 1 aprile 2012

Donne chimere


Meno male che nel mondo ci sono anche uomini. Primo posto perchè sarebbe una total noia. Secondo posto perchè il termine vaginocentric è talmente brutto che fa vomitare. Cambiamo la direzione del discorso e diciamo che se non fossero le donne gli uomini sarebbero persi, e facciamo una rivoluzione delle gonne, dei collant, dei reggiseni... Abbiamo innumerevoli vantaggi visto che possiamo sfruttare al massimo della nostra bellezza, vanità, e "conveniente" fragilità. Ed è così ammirevole vedere una donna che sappia combinare la sua capacità intelettuale con la sua emotività. Ed è così lamentabile guardare una donna che vuole fare l'uomo perchè ritiene sia un suo dovere per rendere suo posto di lavoro più apprezzabile.
Apprezzabile da chi? Dagli uomini sicuramente no, perchè davanti a una creatura mitologica greca fatta corpo di donna e testa di uomo, abbandonano anche il più infimo sentimento d'ammirazione. Eppure dalle donne, crea un'avversione ancora più notevole a tutto ciò che si riferisca al mondo maschilista. Decisamente, non abbiamo bisogno di inezioni virtuali di testosterona per renderci donne in gamba. Dobbiamo essere noi stesse, consapevoli delle nostre virtù, a portare avanti un lavoro che ci è stato dato meritabilmente.
Fatto cuorioso è che nel mio percorso italobrasiliano professionale, fino ad oggi, ho trovato uno strano mix di situazioni. Le donne che diventono delle chimere e si comportono come leoni in gabbia, e gli uomini che sono così gentili da volere portare a casa come acquisto personale. E non sto parlando di interesse sottinteso, che ritengo sia un fattore d'amministrare d'accordo con le nostre intenzioni. Perciò, aspetterò di una donna dolcezza e sensibilità libere di ulteriori interessi, e così le ammirerò ancora di più.
Ci sono stati delle occasioni che se dovevo rivolgermi a un primario o a un professore medico in ospedale, preferivo che fosse un uomo. Ogni volta che ero davanti a una donna (con rare eccezzioni) mi trovavo a disagio. Alcuni degli esami orali che ho dovuto prestare durante il processo di riconoscimento del diploma li ho fatti con donne. Nessuno è andato bene, anche se ho sempre cercato di avere lo stesso rapporto di rispetto. Mi ha colpito un giorno quando mi sono presentata a un appello, dicendo che ero italobrasiliana, nata in Brasile, da poco tempo in Italia e che ero in processo di riconoscimento di titolo. A mia sorpresa e delusione ho sentito: "Allora peggio per te, perchè adesso posso farti delle domande più difficili." E non bisogna dire nemmeno com'è andato l'appello. Cosa le ha servito fare questa brutta figura? mi sono laureata in Italia lo stesso, abilitata alla professione, libera per lavorare. Forse ci aspettava che io fossi colpita da un trauma per il resto della mia vita.
E ci aspettava male, perchè io come tutte le altre donne in gonna, calze e tacchi, mi auguro di avere un carattere solido come una roccia, ma una sensibilità fluida come l'acqua.