Ho sempre saputo che un badge serviva per facilitare l'identificazione di una persona in una azienda o in un evento, specialmente quando si vuole rivolgersi a qualcuno che non si conosce ancora oppure che ci sia dimenticato il nome. Come sfondo però porta tutto un'altro significato di status sociale e professionale, con diritto a stelline dorate. Intanto il badge è una tessera di piccole dimensioni e per cui in generale ha scritto soltanto il nostro nome e la nostra posizione attuale come impiegato di un'azienda, o semplicemente il nostro nickname, maniera di rendere più facile la conoscenza tra i partecipanti di un congresso per esempio. Pertanto non è giusto pensare che il badge possa essere paragonato al nostro curriculum vitae, che porta tutte le informazioni riguardanti al nostro percorso formativo e professionale. E non sempre è il riflesso di una carriera promettente. Sicuramente non d'interesse a chi lo guarda, perchè questa persona farà tutto un suo raggionamento su quel badge, e alla fine la prima impressione è quella che conta. Lasciamo allora lavorare la loro amigdala (nucleo di sostanza grigia nel lobo temporale mediale, coinvolta nell'apprendimento non solo di fronte a oggetti inanimati, ma anche in valutazioni sociali basate sulla fiducia o sull'etnia di altre persone) e ci concentriamo sul nostro mestiere.
Quando sono arrivata in Italia, non ero più una dermatologa, un medico internista, e neanche una dottoressa. Ero una studentessa, iscritta all'Università degli Studi di Milano, frequentatrice assidua dell'ufficio agli studenti stranieri. Il segretario era già abituato a ricevere le mie telefonate o mail per fare parecche domande, nonostante questo era il suo solito lavoro. A me non mi hanno mai consegnato un badge, avevo solo la tessera dell'Unimi, che la sfruttavo ogni volta che accadeva un'agevolazione agli studenti. Diciamo che ho incorporato totalmente mio nuovo ruolo nella società italiana, senza nessun pudore; anzi, credo sono stata stranostalgica, cioè, mi godevo la situazione senza vergognarmi. Mi ricordo bene il giorno della prova di ammissione all'università: Era il mio secondo giorno in Italia, stavo ancora conoscendo la città, cercando di non perdermi. Mi sono svegliata mattina presto, non riuscivo a distinguere se l'agitazione era solo paura o se aveva un pizzico di curiosità. Ho fatto il cammino dall'albergo all'ospedale Policlinico a piedi. Arrivando al padiglione, luogo della prova, ho trovato altri medici che erano iscritti e che aspettavano fuori alla sala. Mi sembrava di stare partecipando ad un incontro multietnie, datto che eravamo in circa 35 e tutti venuti da paesi extra comunitari: Romania, Albania, Peru... e Brasile (io come unica rappresentante). Ci siamo spostati a una sala della facoltà di medicina, giusto come si vede nei libri di anatomia. Le scrivanie disposte in semicerchio, e in mezzo un tavolo centrale su cui si appoggiava un vecchio retroproiettore.
Ci hanno dato 45 minuti per rispondere 15 domande di multipla scelta ed alcune con necessità di giustificare la risposta. Ovviamente dovrebbe essere compillata in italiano. Le domande si concentravano sui quattro argomenti principali dell'ultimo anno della facoltà di medicina: medicina interna, chirurgia generale, ginecologia e ostetricia, e pediatria.
Le domande (appunti che ho fatto subito dopo la prova, senza ulteriori modifiche) 1 – Ginecologia: donna 30 anni, dispareunia, non riesce a stare incinta da un`anno,
allo esame ginecologico fa dolore in fondo della vagina, Ca 125 elevato:
- Endometriose
2 – Ginecologia: donna 55 anni, metrorragia, massa palpabile utero
- Fibroma uterino
3 – Ginecologia: donna incinta, dopo la nascita del bambino, comincia con emorragià,
fibrinogenio basso, anemia, ecografia senza resti placenta, purpura, piastrine basse.
- CIVD
4 – Ginecologia: ?
5 – Pediatria: Bambino 8 anni, dolore addominale fianco destro, febbre, vomiti
- Apendicite
6 – Pediatria: Bambino 18 mesi, con ritardo di crescita, diarrea da 3 mesi, allatamento materno nei 02 primi mesi, dopo cibi con gluten o senza.
- Allergia al latte vaccino
7 – Pediatria: Bambino 3 anni, dolore ginocchio, febbre
- Non è: Mallatia di Kawasaki
8 - Chirurgia: Paziente 60 anni con vomiti, dor addominale, meteorismo, senza fece all`esame anale, distensione
- Oclusione Intestinale
9 – Chirurgia: Donna 50 anni, colelitiasi e coledocolitiasi, dopo la CPER (la presenza di diverticolo di coledoco) comincia com dolore addominali, enfisema sottocutaneo, amilase alta
- Perfurazione di Coledoco
10 – Chirurgia: ?
11 – Clinica: Donna 50 anni, insufficienza cardiaca destra, senza soffio cardiaco, epatomegalia
- Ipertensione Pulmonate primitiva
12 – Clinica: Donna 32 anni, dopo 4 mesi della nascita del suo bambino, prurito, TGO/TGP verso 100, FA/GGT elevati
- Cirrosis Biliar Primaria
13 – Clinica: Uomo, 60 anni, linfonodo cervicale, linfocitosis
- LLC
14 – Clinica: Uomo 60 anni, anemia microcitica, protese metalica valvolare, dopo la EGD , comincia con febbre, ...
- Endocarditis (non hanno fatto la profilassi con antibiotiche)
15 – Clinica: Dor epigastrica, vomiti
- Ulcera gastrica / Gastroenteritis


