"If you keep doing what you have always done you are going to keep getting what you have always got" - W.L.Bateman

sabato 31 marzo 2012

Guardate mio badge e vi risponderò chi sono



Ho sempre saputo che un badge serviva per facilitare l'identificazione di una persona in una azienda o in un evento, specialmente quando si vuole rivolgersi a qualcuno che non si conosce ancora oppure che ci sia dimenticato il nome. Come sfondo però porta tutto un'altro significato di status sociale e professionale, con diritto a stelline dorate. Intanto il badge è una tessera di piccole dimensioni e per cui in generale ha scritto soltanto il nostro nome e la nostra posizione attuale come impiegato di un'azienda, o semplicemente il nostro nickname, maniera di rendere più facile la conoscenza tra i partecipanti di un congresso per esempio.  Pertanto non è giusto pensare che il badge possa essere paragonato al nostro curriculum vitae, che porta tutte le informazioni riguardanti al nostro percorso formativo e professionale. E non sempre è il riflesso di una carriera promettente. Sicuramente non d'interesse a chi lo guarda, perchè questa persona farà tutto un suo raggionamento su quel badge, e alla fine la prima impressione è quella che conta. Lasciamo allora lavorare la loro amigdala (nucleo di sostanza grigia nel lobo temporale mediale, coinvolta nell'apprendimento non solo di fronte a oggetti inanimati, ma anche in valutazioni sociali basate sulla fiducia o sull'etnia di altre persone) e ci concentriamo sul nostro mestiere.
Quando sono arrivata in Italia, non ero più una dermatologa, un medico internista, e neanche una dottoressa. Ero una studentessa, iscritta all'Università degli Studi di Milano, frequentatrice assidua dell'ufficio agli studenti stranieri. Il segretario era già abituato a ricevere le mie telefonate o mail per fare parecche domande, nonostante questo era il suo solito lavoro. A me non mi hanno mai consegnato un badge, avevo solo la tessera dell'Unimi, che la sfruttavo ogni volta che accadeva un'agevolazione agli studenti. Diciamo che ho incorporato totalmente mio nuovo ruolo nella società italiana, senza nessun pudore; anzi, credo sono stata stranostalgica, cioè, mi godevo la situazione senza vergognarmi. Mi ricordo bene il giorno della prova di ammissione all'università: Era il mio secondo giorno in Italia, stavo ancora conoscendo la città, cercando di non perdermi. Mi sono svegliata mattina presto, non riuscivo a distinguere se l'agitazione era solo paura o se aveva un pizzico di curiosità. Ho fatto il cammino dall'albergo all'ospedale Policlinico a piedi. Arrivando al padiglione, luogo della prova, ho trovato altri medici che erano iscritti e che aspettavano fuori alla sala. Mi sembrava di stare partecipando ad un incontro multietnie, datto che eravamo in circa 35 e tutti venuti da paesi extra comunitari: Romania, Albania, Peru... e Brasile (io come unica rappresentante). Ci siamo spostati a una sala della facoltà di medicina, giusto come si vede nei libri di anatomia. Le scrivanie disposte in semicerchio, e in mezzo un tavolo centrale su cui si appoggiava un vecchio retroproiettore.
Ci hanno dato 45 minuti per rispondere 15 domande di multipla scelta ed alcune con necessità di giustificare la risposta. Ovviamente dovrebbe essere compillata in italiano. Le domande si concentravano sui quattro argomenti principali dell'ultimo anno della facoltà di medicina: medicina interna, chirurgia generale, ginecologia e ostetricia, e pediatria.
Le domande (appunti che ho fatto subito dopo la prova, senza ulteriori modifiche)

1 – Ginecologia: donna 30 anni, dispareunia, non riesce a stare incinta da un`anno,
allo esame ginecologico fa dolore in fondo della vagina, Ca 125 elevato:
-          Endometriose
2 – Ginecologia: donna 55 anni, metrorragia, massa palpabile utero
- Fibroma uterino
3 – Ginecologia: donna incinta, dopo la nascita del bambino, comincia con emorragià,
fibrinogenio basso, anemia, ecografia senza resti placenta, purpura, piastrine basse.
-          CIVD
4 – Ginecologia: ?
5 – Pediatria: Bambino 8 anni, dolore addominale fianco destro, febbre, vomiti
- Apendicite
6 – Pediatria: Bambino 18 mesi, con ritardo di crescita, diarrea da 3 mesi, allatamento materno nei 02 primi mesi, dopo cibi con gluten o senza.
- Allergia al latte vaccino
7 – Pediatria: Bambino 3 anni, dolore ginocchio, febbre
- Non è: Mallatia di Kawasaki
8 -  Chirurgia: Paziente 60 anni con vomiti, dor addominale, meteorismo, senza fece all`esame anale, distensione
- Oclusione Intestinale
9 – Chirurgia: Donna 50 anni, colelitiasi e coledocolitiasi, dopo la CPER (la presenza di diverticolo di coledoco) comincia com dolore addominali, enfisema sottocutaneo, amilase alta
- Perfurazione di Coledoco
10 – Chirurgia: ?
11 – Clinica: Donna 50 anni, insufficienza cardiaca destra, senza soffio cardiaco, epatomegalia
- Ipertensione Pulmonate primitiva
12 – Clinica: Donna 32 anni, dopo 4 mesi della nascita del suo bambino, prurito, TGO/TGP verso 100, FA/GGT elevati
- Cirrosis Biliar Primaria
13 – Clinica: Uomo, 60 anni, linfonodo cervicale, linfocitosis
- LLC
14 – Clinica: Uomo 60 anni, anemia microcitica, protese metalica valvolare, dopo la EGD, comincia con febbre, ...
- Endocarditis (non hanno fatto la profilassi con antibiotiche)
15 – Clinica: Dor epigastrica, vomiti
- Ulcera gastrica / Gastroenteritis

giovedì 29 marzo 2012

Globalização parcial existe? (article in portughese)


"Então não é mais uma colega, é uma estudante"
Tem alguma coisa errada por aqui, você já parou pra pensar por que um cabeleireiro no Brasil é cabeleireiro em todo o mundo, e por que um médico no Brasil só é médico no Brasil? Encontrou a resposta? Ainda não? Vamos pensar juntos. A palavra profissão é sinônimo de emprego, trabalho, ofício, e significa gênero de trabalho habitual de uma pessoa. Como humanos e Homo Sapiens que somos, temos características físicas particolares, como cor de pele, cabelo e olhos, mas somos iguais na essência, feitos do mesmo tipo de células e produzimos os mesmos hormônios, enzimas e secreções. Raciocinando assim, um cabeleireiro no Brasil pode fazer um corte de cabelo na India, na África, na China, na Antártida... da mesma forma que o faz no Brasil, e o que vai distinguir entre um país e outro serão os traços culturais e as preferências pessoais. Afinal os orientais podem preferir um estilo de corte mais curto, e os ocidentais um longo tradicional, mas a matéria prima é a mesma, e o que muda é a mão-de-obra. É provável que um cabeleireiro indiano tenha mais habilidade com cortes indianos e que leve algum tempo para se adaptar a uma nova técnica feita por brasileiros por exemplo. E vice-versa. Isto é globalização, um processo de integração socio-econômica-cultural-política em todo o mundo.
Estou começando a entender. Então, seguindo o raciocínio, um médico formado no Brasil pode exercer a profissão em qualquer lugar do planeta Terra. (bip) Resposta errada. Mas não somos todos iguais na essência, nossos corpos não funcionam da mesma maneira, as doenças que nos atingem não são iguais com os mesmos vírus, parasitas e bactérias, não usamos os mesmos remédios? Não, médicos e tantos outros profissionais formados são preparados por universidades nos seus paises, e são proibidos de exercer a profissão fora deles (aplausos). Resposta correta.
Então não entendo mais nada (respiração profunda). Recapitulando: se eu optar por entrar na universidade, cursar uma faculdade, e me formar, estarei limitado a exercer minha profissão no meu país. Se sair dele, não sou um profissional formado, e então serei obrigada a encontrar uma profissão que possa ser exercida em ambito mundial. É certamente uma discussão sem sentido. Quanto mais formação acadêmica eu tiver, quanto mais especialista eu me tornar, menos oportunidades terei se sair do meu país. A este ponto, a resolução do problema poderia ser simples: Fique no seu país, por que sair dele?
Porque existe globalização, porque as pessoas têm direito a conhecer outras sociedades, a viver outras culturas, e a exercer a profissão em outros paises; porque podemos ser cidadão do mundo, e ninguém pode nos impedir de trabalhar. Como já dizia Saint-Exupéry, "A grandeza de uma profissão é talvez, antes de tudo, unir os homens: não há senão um verdadeiro luxo e esse é o das relações humanas". Nossa sociedade nos criou barreiras e nos impossibilitou de sair dela como profissionais diplomados, voltamos a ser estudantes e partimos do zero. Temos três opções: 1. Escolher uma profissão que seja globalizada e reconhecida em todo o mundo, 2. Ser um diplomado no país de origem, mas um estudante no exterior obrigado a seguir as etapas de formação exigidas pelo país de escolha, 3. Ser o especialista do especialista, com a condição de sair do país somente a turismo!
Isto é que eu chamo de globalização parcial. Parece uma incongruência, mas é a realidade. E somente quem enfrentou este tipo de problema sabe o quanto é difícil ouvir, depois de anos de estudo e diploma na mão, a frase: "Então não é mais uma colega, é uma estudante".

martedì 27 marzo 2012

Raggioniamoci su!

 Mi hanno detto un giorno che c'era un libro di nome Piccolo Principe, scritto da Saint-Exupéry e pubblicato nel 1943. Bhò... un libro infantile? che roba! - ho pensato io, quello lì pensa che siccome voglio imparare italiano, dovrei cominciare con un librettino infantile? stai scherzando? ... mi sbagliavo, ci ho pensato proprio male. Il principe dai capelli color del grano mi ha insegnato una cosa: l'essenziale è invisibile agli occhi. Come mai potrei essere così cieca dopo 31 anni? da non rendermi conto dell'invisibile? 
E d'allora ogni giorno che passava immaginavo un pianeta solo mio, con un fiore, una volpe addomesticata, e un tramonto ad ogni minuto. Eh già, perchè come diceva la volpe: "non si vede bene che col cuore". Boom!!!Scoppia dentro di me il desiderio di cambiamento. Non volevo più un giardino con mille fiori, volpi selvatiche e un vuoto in me stessa. Volevo capire dove si trovava l'essenziale. Potrebbe stare affiancato a me... ma io non riuscivo a vederlo. Perciò ho provato a rimettermi da un'altra parte, in un posto più tranquillo, dove potrei concentrarmi e guardare a me stessa. Forse l'essenziale è nascosto dentro di noi.
Va bene, adesso ho capito: Il Piccolo Principe non è un libro per i bambini, è una storia che si sviluppa sull'innocenza di un bambino, una lezione di vita.
Sono allora partita. Dopo 8 anni della laurea in medicina in Brasile, con tutto ciò che la pratica medica ci consome... sono tornata ai libri, alla scuola di medicina adesso italiana. Non sapevo quanto duro fosse vivere in un paese che non parla la nostra madre lingua. Che a comunicarmi diventava un'impresa, ero sempre mezzo-bloccata dalle parole che mi sfuggivano o non erano di mia conoscenza. A questo punto mi sono resa conto che prima parlavo troppo, senza osservare e ascoltare le persone. Ecco un segreto a chi vuole allenarsi con il linguaggio corporale. Quando meno aspetti scoprirai il tuo body language. Non è uno scherzo, provate a parlare meno e osservare di più. Sicuramente accaderà un risparmio di parole inutili.
Ho anche capito meglio perchè i bambini piangono, e come mai le madre sono in grado di riconoscere il tipo di pianto. È il loro linguaggio. Se non si può parlare, si piange, si urla, si gesticola... ops, sarà questo il motivo per cui il popolo italiano è così famoso in comunicarsi non verbalmente? io intanto preferisco il silenzio, lasciatemi zita per ora, grazie.

domenica 25 marzo 2012

ed era una volta...

Era una volta una bambina che sognava fare medico in futuro. Accompagnava il padre in ospedale, con i fratelli, quando dovevano aspettarlo prima di tornare a casa. Da oggi si sente l'odore dei reagenti chimici usati in laboratorio, si ricorda della prima visione al microscopio ottico (ecco, sono stati spermatozoidi, piccole strutture flagellate che si muovevano avanti ed indietro, senza una direzione in comune) e si vede la vita che passa come un film... Nostalgia d'infanzia sommata al piacere di condividere una esperienza di vita. Questa è la prima recensione del blog, ci saranno tante, e si farà conoscere tutto ciò che ci possa interessare della medicina italobrasiliana. Buon viaggio a tutti!