"If you keep doing what you have always done you are going to keep getting what you have always got" - W.L.Bateman
domenica 27 maggio 2012
sabato 26 maggio 2012
Anger Management per evitare Outburst
Uno, due, tre, quatro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.
Pronto, ho già fatto uno degli esercizi indicati per controllare mio outburst prima di cominciare a parlare di stress sul lavoro. Decisamente una situazione comune a tutti i lavoratori, in speciale a noi medici. Il soggerimento popolare "conta fino a dieci prima di arrabbiarti" ha qualche utilità dal momento che si prende un po' di tempo per controllare il nostro comportamento emotivo, dato che un'offesa può trattarsi soltanto di un frainteso. In caso negativo, anche se non la sopportando con facilità, replicare con un pizzico di ironia potrebbe spingere l'offensore a pensare che è stato indelicato e maleducato nel nostro confronto. Ahimè, e se non ce la facciamo, se stiamo per allontanarci in definitivo di qulacuno o di qualcosa che ci ha offeso profondamente, se vogliamo chiamare tutti i santi oppure la mamma... E non si può! perchè siamo lavoratori e dobbiamo essere responsabili per tutto ciò che ci riguarda. Infatti sono in questi momenti che sento ancora più nostalgia dell'infanzia, dei tempi alla scuola elementare e al liceo, quando bastava volgere le spalle a uno dicendo che non avrei voluto più essere suo amico, che al prossimo esame non gli avrei dato più aiuto, che non ci saremo più seduti insieme durante le attività in aula, condizioni reversibili fino al momento in cui avrei avuto di nuovo bisogno della sua amicizia. Beati i bambini e i ragazzini che possono vivere ingenuamente senza subire la pressione della società e del lavoro, uno degli svantaggi di essere adulto.
Per salvare la nostra dignità e condurre a qualcosa di positivo siamo costretti a intervenire in maniera cosciente e saggia. F.L.O.W., la sigla di Focus, Listening, Objectivity e Wait, è un metodo suggerito da un inglese che può servire d'aiuto a un momento di sfogo di rabbia sul lavoro. Focus è la prima azione, se stiamo per perdere la calma ed invece ci concentriamo in noi stessi, respirando profondamente e contando fino a dici, riusciamo a mantenere il nostro cervello occupato in modo razionale. Listening è il tempo dato per ascoltare l'altro, il suo punto di vista, e creare empatia mentre maturariamo le parole. Objectivity è la maniera di comunicarsi senza raggionare soggetivamente, soprattutto se non siamo d'accordo con ciò che abbiamo sentito. E Wait è il segreto della buona gestione della rabbia, perchè le persone che hanno problemi a gestirla spesso reaggisco in modo immediato, senza prendere del tempo per riflettere sulle conseguenze. In teoria, seguendo questo metodo è possibile affrontare la rabbia senza farci sopraffare dall'istinto, usando il silenzio, che non è assenza di parola, ma parola presente a noi stessi e predisposta ad essere ascoltata. Solo così saremo in grado di raggiungere l'effetto desiderato.
Non vorrei smeritare l'inglese, ma dovrei fare gli onori di casa a Albert Einstein quando ha proferito: "La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perchè. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perchè!" Geniale Einstein che vivendo ai suoi tempi, quando ancora non si parlava in sindrome da burnout, ha concepito che la teoria è ciò che si scrive, che si legge, e che si impara. La pratica invece è ciò che si fa senza ricordarsi di tutto che c'era scritto, che abbiamo letto e imparato, ed ecco perchè non funziona e non si sa perchè. Sarebbe davvero bello gestire bene la rabbia in un momento di stress al lavoro, ma diventa un'impresa tale che soltanto saper ascoltare già è accetta di buon grado. Perciò ritengo ancora che la vita non va vissuta per lavorare, ma si lavora per vivere ed essere felice.
In merito all'inglese, facendo un'anagramma della sigla FLOW si scopre WOLF, lupo in italiano. E allora proviamo ad essere dei lupi davanti a un momento di stress al lavoro, e lo affrontiamo con vigore come se davanti a una caccia, dividendo compiti e ruoli in modo di circolare la vittima (lo stress) senza lasciare scampo. E lo facciamo in modo silenzioso. Così nessuno se ne accorgerà e ci goderemo della nostra intelligenza emotiva.
How To Control Your Temper: Video : Life is filled with situations that make you want to lose your temper. But learning to control yourself when you're about to have a tantrum is an important part of anger management. In this film leading anger management expert, Mike Fisher, explains his method for avoiding angry outbursts. Improve Your Communication.
domenica 13 maggio 2012
una parolaccia ben detta può valere più di mille parole
Oh God, quante volte abbiamo pronunziato Suo nome invano inconsapevolmente e tanti altri nomi che diventano parolacce e bestemmie. A questo modo di parlare esiste un termine specifico: turpiloquio. <Caspita, il proprio nome già lo è> È un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, utilizzato per mostrare disappunto verso qualcosa o qualcuno, e che si sottopone ai diversi aspetti culturali di ogni paese, regione, comunità o gruppo. I ragazzi "Bocca di Peppe" lo usano a raffica, probabilmente una maniera che hanno trovato per farsi vedere come gente grande quasi adulti anziché bambini, questi invece lo imparano dagli adulti, che diffondono dappertutto, addirittura un meccanismo di feedback. Che dire allora dell'uso strategico del turpiloquio, swearing in inglese, nell'ambiente di lavoro?
Se non ci avete mai fatto caso è perchè non siete o non lavorate con uno turpiloquente, solo non ci si dimentica come ci distragono con il loro vocabolario limitato e pieno di pathos, perchè non trovano le espressioni giuste e per giunta vogliano causare impatto. Purtroppo l'effetto desiderato di commozione non si riproduce, provocando soltanto un malessere generale all'utente, una voglia di dire "piantela, basta, smettila! la lingua italiana ha più di 250.000 parole, non potresti usarne altre che non parolacce?" Ci verrebbe da dirlo al volo se non fosse al lavoro, dove bisogna essere autentico però con discretezza, senza offendere nessuno, specialmente quando chi lo fa sia tuo capo o una persona a chi riportarsi. Tuttavia quando non lo è, basterebbe esserne convinto che l'altro lo concepisca bene, altrimenti troverai un nemico.
Fortunatamente siamo liberi da dire ciò che pensiamo, ed ognitanto una parolaccia al lavoro ci sta. Attenzione però: se non ne sei sicuro, meglio non dirlo. Ci sono delle persone che possono offendersi con una piccola oscenità per esempio, e bisogna rassicurarsi che gli utenti non siano dei beati (nel senso religioso). Tra l'altro se ci troviamo in un gruppo privato, tra colleghi di lavoro, una parolaccia detta in buona ora può essere anche piacevole e divertente. Perciò se detta raramente avrà un'impatto favorevole, prendendo l'attenzione dagli altri più facilmente, ovvero imponendo rispetto. Sicuramente non avrebbe avuto la stessa reazione se pronunziata da uno turpiloquente.
Intanto un'altra strategia è capire in che gruppo ci siamo messi. Se i nostri colleghi hanno adottato un linguaggio in particolare, con l'utilizzo costante di parolacce, e noi siamo costretti a mantenere l'ambiente in armonia, bisogna fare un bilancio e adeguarsi, caso contrario saremo esclusi dal gruppo. Anche perchè esistono dei momenti che le parolacce servono come meccanismo di difesa, davanti a un'offesa personale o una situazione di minaccia. Se non le usiamo c'è rischio di rimanere indietro, trascinati da una brutta indole degli altri. Infatti, un esempio concreto è quando si è in fase di conoscenza di una lingua, che non la lingua madre. All'inizio non si partecipa delle battute, anzi siamo noi ad essere presi in giro. Col passare del tempo, si ingrandisce il vocabolario, eppure si imparano le parolacce. È arrivato allora il momento giusto di dare la risposta e sorprendere: una parolaccia ben detta può valere più di mille parole.
sabato 12 maggio 2012
Aspettami, ho una cosa da dirti.
Attendere prego. Questo tempo che non passa o che vola, vorrei controllarlo ma non posso. Vorrei trovare tutte le scuse per dire che il tempo non mi ha aiutato, che sono in attesa di qualcosa, oppure sono stata trascinata da lui, senza neanche godermi del tutto. Povero tempo, non ha colpa di essere in movimento, eppure non è nemmeno lui ad imporre le cose, poichè trascende al di là delle nostre esperienze. Detto così, è una perdita di tempo rimanere in attesa che il tempo si fermi o che voli. Non avendo altra scelta, la vita ci offre delle possibilità in modo variabile per occupare la mente e il corpo con ciò che ci piace, che ci riguarda, che ci costringe, che ci obbliga, che ci spinge... e inevitabilmente siamo noi a regolare la velocità nella qualle gli avvenimenti accadono, senza creare troppe aspettative. Già, perchè "Expectation is the root of all heartache", ha detto il drammaturgo Shakespeare. Dunque, se non volete farvi vedere da un cardiologo, cercate di non aspettare tutto e andate a muovere le gambe.
È di una noia incredibile ascoltare uno che si lamenta della vita perchè non ha trovato un lavoro, un aiuto, una compagnia o un amico, specialmente quando ci fanno capire che non hanno mosso le proprie gambe o che non hanno nemmeno provato a mettersi in gioco. Che noia!
Quanto sfigato sarebbe il tempo se dovesse aspettare la gente a decidersi.
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