Oh God, quante volte abbiamo pronunziato Suo nome invano inconsapevolmente e tanti altri nomi che diventano parolacce e bestemmie. A questo modo di parlare esiste un termine specifico: turpiloquio. <Caspita, il proprio nome già lo è> È un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, utilizzato per mostrare disappunto verso qualcosa o qualcuno, e che si sottopone ai diversi aspetti culturali di ogni paese, regione, comunità o gruppo. I ragazzi "Bocca di Peppe" lo usano a raffica, probabilmente una maniera che hanno trovato per farsi vedere come gente grande quasi adulti anziché bambini, questi invece lo imparano dagli adulti, che diffondono dappertutto, addirittura un meccanismo di feedback. Che dire allora dell'uso strategico del turpiloquio, swearing in inglese, nell'ambiente di lavoro?
Se non ci avete mai fatto caso è perchè non siete o non lavorate con uno turpiloquente, solo non ci si dimentica come ci distragono con il loro vocabolario limitato e pieno di pathos, perchè non trovano le espressioni giuste e per giunta vogliano causare impatto. Purtroppo l'effetto desiderato di commozione non si riproduce, provocando soltanto un malessere generale all'utente, una voglia di dire "piantela, basta, smettila! la lingua italiana ha più di 250.000 parole, non potresti usarne altre che non parolacce?" Ci verrebbe da dirlo al volo se non fosse al lavoro, dove bisogna essere autentico però con discretezza, senza offendere nessuno, specialmente quando chi lo fa sia tuo capo o una persona a chi riportarsi. Tuttavia quando non lo è, basterebbe esserne convinto che l'altro lo concepisca bene, altrimenti troverai un nemico.
Fortunatamente siamo liberi da dire ciò che pensiamo, ed ognitanto una parolaccia al lavoro ci sta. Attenzione però: se non ne sei sicuro, meglio non dirlo. Ci sono delle persone che possono offendersi con una piccola oscenità per esempio, e bisogna rassicurarsi che gli utenti non siano dei beati (nel senso religioso). Tra l'altro se ci troviamo in un gruppo privato, tra colleghi di lavoro, una parolaccia detta in buona ora può essere anche piacevole e divertente. Perciò se detta raramente avrà un'impatto favorevole, prendendo l'attenzione dagli altri più facilmente, ovvero imponendo rispetto. Sicuramente non avrebbe avuto la stessa reazione se pronunziata da uno turpiloquente.
Intanto un'altra strategia è capire in che gruppo ci siamo messi. Se i nostri colleghi hanno adottato un linguaggio in particolare, con l'utilizzo costante di parolacce, e noi siamo costretti a mantenere l'ambiente in armonia, bisogna fare un bilancio e adeguarsi, caso contrario saremo esclusi dal gruppo. Anche perchè esistono dei momenti che le parolacce servono come meccanismo di difesa, davanti a un'offesa personale o una situazione di minaccia. Se non le usiamo c'è rischio di rimanere indietro, trascinati da una brutta indole degli altri. Infatti, un esempio concreto è quando si è in fase di conoscenza di una lingua, che non la lingua madre. All'inizio non si partecipa delle battute, anzi siamo noi ad essere presi in giro. Col passare del tempo, si ingrandisce il vocabolario, eppure si imparano le parolacce. È arrivato allora il momento giusto di dare la risposta e sorprendere: una parolaccia ben detta può valere più di mille parole.

Ciao rossana,sono una straniera e vorrei sapere se la parola caspita è una parolaccia. Grazie!.
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